Aveva ragione Freud

scalpello che leviga la pietra

Aveva ragione Freud: perché ho smesso  di cercare “scorciatoie” in psicoterapia

Sono parecchi lustri che svolgo la professione di psicoterapeuta. È stato un percorso lungo, accidentato e travagliato.

Sono partito da Freud – conoscevo a memoria il Trattato di Psicoanalisi di Cesare Musatti, il padre della psicoanalisi italiana – per poi avvicinarmi all’analisi transazionale e addentrarmi nel pensiero junghiano. Poi, ho commesso un errore di valutazione.

L’illusione della “pillola”: il limite delle terapie brevi

Seguendo il bisogno dei pazienti, che sempre più spesso chiedono terapie brevi e la risoluzione del problema senza troppa fatica – come se si trattasse di prendere una pillola – ho in parte abbandonato il percorso analitico profondo. Ho iniziato a esplorare tecniche che mi permettessero di soddisfare queste richieste immediate.

Ho introdotto nella mia pratica l’ipnosi vigile, la Mindfulness e altri strumenti di supporto, per poi accorgermi della loro reale inefficacia sul medio e lungo periodo. Questi strumenti, come molte terapie brevi, hanno l’indubbio pregio di eliminare o silenziare il sintomo, ma non incidono in modo significativo sulla vera struttura patologica del paziente.

La metafora del 21º colpo: il tempo del cambiamento

In tutti questi anni ho studiato a fondo anche la filosofia orientale. I Veda insegnano che il cambiamento è frutto di passi piccoli e profondi, che non si possono compiere in tempi brevi. È come picconare una pietra per squadrarla: magari è il 21º colpo quello che la rompe e la rende levigata, ma quel colpo non esisterebbe senza i venti precedenti.

Mi sono reso conto che il cambiamento interiore deve seguire questi tempi e queste modalità. Nella filosofia orientale si consiglia di fare tesoro della propria sofferenza: entrarci dentro, comprenderla e usarla come strumento di rinascita.

L’approccio psicoanalitico, in fondo, non è altro che questo. L’analista deve avere il coraggio “chirurgico” di condurre il paziente nei meandri della sua patologia, affinché possa riconoscerla, rielaborarla e cambiare in modo radicale.

Il coraggio clinico di nuotare in mare aperto

Oggi, i moderni studi di neurofisiologia confermano questo assunto. I sentimenti, le emozioni e le rabbie vengono impressi ed espressi attraverso il corpo, grazie al sistema nervoso e alle variazioni ormonali. Non si può pensare di riprogrammare questi meccanismi radicati in poco tempo e con superficialità.

Sono d’accordo che certi schemi freudiani – come le interpretazioni rigide della simbologia onirica o l’esclusività della sessualità – siano oggi superati. Ma non importa il dogma: ciò che conta è il metodo. E il metodo funziona.

Nel momento in cui ho avuto il coraggio clinico di abbandonare gli “ausili” (ipnosi, mindfulness, training autogeno) e ho accettato di vivere e rielaborare il mio controtransfert – accogliendo con freddezza clinica la sofferenza del paziente – ho iniziato ad aiutare veramente chi avevo di fronte. Ho dovuto superare me stesso, trovando il coraggio di nuotare in mare aperto senza salvagenti, facendo affidamento solo sulle mie capacità natatorie di analista.

Il caso di Peter: sconfiggere Thanatos

Seguendo questa strada, e approfondendo gli studi di Otto Kernberg, ho potuto avvicinarmi senza timore a quadri complessi come il Disturbo Borderline di Personalità. Ho visto pazienti emergere da questo buio, ritrovando un equilibrio autentico e un vero amore per se stessi.

Mi viene in mente il caso di Peter. Un uomo segnato dalla malattia invalidante del padre, dai comportamenti iper-controllanti e anaffettivi della madre, e dalla perdita traumatica di un professore che aveva fatto le veci di una figura paterna.
Peter ha attraversato la sua esistenza inseguito dai propri fantasmi, mettendo in atto comportamenti autodistruttivi pur di non essere felice, quasi per dare ragione a una vita che lo voleva depresso e sofferente.

Dopo tre anni di analisi, Peter è uscito dal suo tunnel. Ha trovato il suo equilibrio e oggi, sereno, vive in pieno il suo ruolo di marito, padre e, da poco, nonno felice.
Lui ce l’ha fatta. Altri no, perché le resistenze interiori e Thanatos (la pulsione di morte) si sono rivelati più forti, spingendoli a preferire la familiarità del disturbo alla fatica della serenità.

Conclusioni: Aiutare gli altri è aiutare se stessi

Tanti anni fa, dissi che avrei fatto lo psicoterapeuta per aiutare gli altri. La persona a me più cara al mondo mi rispose: “Aiuterai te stesso”.

Quanta verità in quella frase. Le revisioni interiori di questi anni mi hanno profondamente cambiato. Ho realizzato che l’aiuto verso l’altro passa inevitabilmente attraverso l’aiuto a se stessi. La compassione che dobbiamo utilizzare nel nostro lavoro è il ponte che ci unisce ai pazienti, facendoci comprendere e condividere i loro sforzi.

Tutto questo, però, deve avvenire senza mai abbandonare la posizione del “Terzo Analitico”, senza abdicare al ruolo di freddo chirurgo dell’anima. Compassione non significa collusione. Significa diventare, attraverso la giusta distanza, il vero strumento del cambiamento.

Bibliografia Ragionata

Per dare autorevolezza al testo, ti propongo questa bibliografia che unisce i puntini tra i vari mondi che hai citato (Psicoanalisi, Neuroscienze, Oriente).

  • Cesare L. Musatti, Trattato di psicoanalisi (Boringhieri): Il testo fondativo per chiunque si sia formato alla psicoanalisi in Italia, richiamato per sottolineare le radici del metodo analitico.
  • Otto F. Kernberg, Disturbi gravi della personalità (Boringhieri): Un testo imprescindibile per comprendere l’approccio clinico e la gestione del transfert/controtransfert nelle patologie limite (come il disturbo borderline), che richiede all’analista di operare senza gli “ausili” delle terapie brevi.
  • Mark Solms, Il cervello e il mondo interno. Un’introduzione alle neuroscienze della soggettività (Raffaello Cortina): Per supportare il tuo passaggio sulle neuroscienze. Solms è il padre della neuropsicoanalisi e dimostra scientificamente come i processi analitici profondi modifichino le strutture neurali.
  • Erich Fromm, Psicoanalisi e Buddhismo Zen (Astrolabio): Una lettura essenziale per creare il ponte, da te citato, tra la concezione orientale della sofferenza come via di liberazione e il lavoro analitico profondo.

Il vero cambiamento richiede tempo e coraggio. Se senti che è arrivato il momento di smettere di cercare scorciatoie e affrontare le tue difficoltà alla radice, possiamo parlarne insieme.