Quando c'è la guarigione?

Quando il paziente decide di abbandonare la malattia e ciò che l’ha provocata c’è la guarigione.
Freud aveva parlato di utile della malattia, cioè qualsiasi soddisfazione diretta o indiretta che un soggetto trae dalla sua malattia.
L’utile primario è quello connesso con la stessa motivazione della nevrosi:

  • Soddisfazione provata dal sintomo
  • Fuga nella malattia
  • Modificazione vantaggiosa delle relazioni con i familiari

L’utile secondario si distingue dal primario per le seguenti ragioni:

  • Compare successivamente, come guadagno supplementare o utilizzazione da parte di un soggetto di una malattia già costituita
  • Per il suo carattere estrinseco rispetto al determinismo iniziale della malattia e al senso dei sintomi per il fatto che si tratta di soddisfazioni narcisistiche o legate all’auto conservazione piuttosto che di soddisfazioni dirette.
  • Il processo nevrotico è conforme al principio del piacere tende a ottenere un utile (soddisfazione di un desiderio/bisogno) economico, una diminuzione di tensione.
  • Quest’utile è posto in evidenza dalla resistenza del soggetto alla cura, che blocca il desiderio cosciente di guarire. (Fonte Enciclopedia della Psicoanalisi – Laplanche e Pontalis – ed. Laterza)

Un mio paziente è stato figlio di una madre anaffettiva e ha sviluppato un comportamento che lo ha indotto a una ricerca spasmodica di un femminile che soddisfacesse il suo bisogno di affetto.
Il suo bisogno di affetto era costituzionale, diciamo scolpito nel suo DNA.
Non è mai riuscito ad avere un rapporto affettivo in cui trovare ciò che cercava cioè affetto e comprensione, inspiegabilmente tutte le donne che incontrava si rivelavano simili alla madre.
Uno mio collega gli disse che lui inconsciamente cercava la madre, non era esattamente così.
Lui non cercava la madre ma un’attenzione affettiva, il problema è che l’immagine di donna scolpita nel suo sistema limbico era quella della madre e di conseguenza non poteva trovare donne diverse.
È uscito dalla sua nevrosi nel momento in cui ha abbandonato il desiderio che lo spingeva a quella ricerca e ancora più esattamente ha superato questo bisogno.

Da dove arrivano i bisogni?

Da spinte del corredo genetico non soddisfatte, oppure da sovrastrutture culturali che inducono necessità non adeguate alla nostra personalità.
Uno dei bisogni primari è il cibo ma la sua somministrazione senza accudimento affettivo lo trasforma in veleno per l’anima.
Le attenzioni dell’oggetto primario (la madre) nei confronti del soggetto sono la pila generatrice delle immagini interne che formano il carattere e i copioni di vita.
Questo rapporto, creando le immagini, determina anche i bisogni e desideri, ma non solo, infatti è anche il generatore della ricchezza interiore che permetterà poi una evoluzione positiva del soggetto.
Senza affettività è difficile costruire un mondo interiore al proprio figlio condannandolo all’egocentrismo o al narcisismo con eventuali complicazioni legate all’autolesionismo oppure all’anoressia e bulimia.

Non si può pensare di modificare immagini interiori scolpite in età infantile, allora che fare?
Si può agire usando la Kintsugi: l’arte giapponese di abbracciare la bellezza delle cicatrici.
Il kintsugi è una forma d’arte giapponese dove un vaso rotto viene fissato con una resina cosparsa di polvere d’oro.
Una volta che la ceramica rotta viene risaldata con l’oro, il vaso diventa più bello e più prezioso rispetto all’originale.
Ecco abbandonare i desideri e i bisogni non necessari significa colare oro puro di conoscenza nella nostra psiche e nella nostra mente valorizzando la nostra vera struttura interiore.
Dobbiamo quindi comprendere cosa è per noi il vero benessere al di là dell’utile della malattia.
L’utile della malattia altri non è che una forma di dipendenza che esalta le nostre insicurezze e il nostro sentirci inadeguati, il suo opposto è la libertà.
Il gabbiano Jonathan Livingstone rinunciò addirittura al cibo per raggiungere l’obiettivo di un volo libero e inebriante, anche noi dobbiamo rinunciare al cibo negativo per la nostra psiche.
Purtroppo molte volte il cibo negativo è “comodo”, inizialmente questo abbandono è un sacrificio ma la ricompensa in termini di autostima e sicurezza interiore è enorme.
Ci sono molti metodi per arrivare a questo obiettivo, uno è Self Awareness uno strumento pluri disciplinare.

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