I vuoti interiori di Mary

LE ORIGINI DELLA NUOVA PSICOLOGIA RELAZIONALE (NPR)

Questa è una storia che apparentemente non ha avuto buon fine, ma che è stata una delle pietre miliari per l’elaborazione della Nuova Psicologia Relazionale.

Da un punto di vista diagnostico Mary si poteva definire un’ossessiva compulsiva, e ben si sa che questo disturbo è uno di quelli praticamente impossibile da affrontare e risolvere.

Lei arrivò da me per una “semplice” storia di tradimento.

Il suo ragazzo a cui lei aveva dato tutta se stessa, l’aveva dapprima tradita e poi lasciata per una ragazza con caratteristiche fisiche ed intellettuali decisamente meno apprezzabili delle sue.

La mia prima preoccupazione fu quella di lenire la sua sofferenza invitandola ad assumere dei Fiori di Bach e inviandola al medico curante per la prescrizione di un buon antidepressivo. A questi due trattamenti affiancai delle tecniche di rilassamento unite a sogni guidati. Nell’arco di un tempo relativamente breve – tre settimane – fu ristabilito il tono dell’umore.

La sofferenza era notevolmente diminuita, ma ovviamente Mary non riusciva a distogliere il pensiero dagli occhi di John, che per lei erano fonte di vita.

Iniziai quindi un percorso mirato a distoglierla da questa fissazione per portarla a una realtà diversa, ma non vi era verso: lei senza John non poteva vivere. Era come se avesse perso una parte di se stessa. Ogni volta che faceva un piccolo passo verso la serenità, ritornava indietro e “annegava” nel suo dolore.

Fu così che decisi di approfondire in modo chiaro la diagnosi rendendomi conto che avevo davanti non un problema sentimentale e di dipendenza dall’oggetto, ma un vero e proprio disturbo narcisistico accompagnato da problematiche ossessivo compulsive.

E fu di fronte a questa diagnosi che compresi tutti i problemi di Mary, ma compresi anche che purtroppo il suo problema era davvero irrisolvibile. Lei era completamente refrattaria ad ogni trattamento. Ogni volta che sembrava uscire dalla nera grotta in cui era immersa, vi era un filo invisibile che la trascinava indietro.

Alla fine fui fortunato perché John ritornò da Mary e con la ripresa della relazione lei stette bene, perdonando a John tutto ciò che le aveva fatto passare.

Questa situazione che colpì in modo profondo la mia narcisistica autostima, mi spinse ad approfondire gli studi sul disturbo di personalità di Mary e scoprii che i suoi problemi derivavano dalla mancanza di immagini/oggetti positivi dentro di sé. In effetti, i suoi genitori erano due persone completamente anaffettive che avevano educato Mary solo con lo strumento delle regole e delle punizioni, uccidendo le sue vocazioni e la sua personalità, tanto che lei aveva frequentato la stessa facoltà frequentata dalla madre.

Per poi, alla laurea, rifugiarsi in lavoro non congruente alle conoscenze acquisite. In pratica lei non era in grado di avere una vita autonoma, ma aveva un costante bisogno di un riferimento esterno che le costruisse la vita, altrimenti per lei non vi era nulla.

Fu da qui che ripresi in mano la teoria degli archetipi dell’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung per unirlo al costrutto filosofico più antico del mondo e porre le basi della Nuova Psicologia Relazionale.

So che Mary ha sposato John, hanno avuto un figlio e lei riesce a mantenere il suo equilibrio.

Non smetterò mai di essere grato a Mary per la spinta che mi diede, come lo sono verso tutte le persone che si rivolgono a me perché è solo grazie a loro che sto riuscendo a costruire uno strumento utile a ciascuno per trovare il proprio equilibrio.

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